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Emicrania: gli omega-3 possono aiutare

I mal di testa e le emicranie ricorrenti sono una fonte di sofferenza silenziosa per molte persone (oltre il 10% della popolazione italiana), soprattutto per le donne, che spesso, a meno di non voler assumere farmaci palliativi per una vita intera, si rassegnano a conviverci. Là dove le terapie mediche falliscono, può subentrare certamente una trasformazione del proprio stile di vita, a partire dall’alimentazione, come un nuovo studio suggerisce. Infatti, si aggiunge un ulteriore conferma dell’effetto benefico di una dieta ad alto contenuto di ω-3, acidi grassi a lunga catena che si possono assumere da cibi come pesci grassi (salmone, tonno, sgombro, alici ecc.), semi di lino e chia, noci, latte fieno e carne da allevamenti non intensivi (non quella del supermercato per intenderci…).

La loro capacità antinfiammatoria legata alla sintesi di molecole derivate in grado di spegnere gli stimoli dolorosi è oggetto di studio per molte patologie, ma finora non era chiaro se potessero far regredire gli episodi di emicrania cronica. Uno studio del 2021 mostra che dopo 4 mesi di modificazione della dieta con un aumento di consumo di ω-3 (EPA + DHA) il numero di attacchi emicranici mensili si riduceva mediamente di due rispetto a chi mantenesse un regime alimentare occidentale (con pochi ω-3 e troppi ω-6); addirittura, se oltre a questo veniva abbassata l’assunzione di ω-6, il numero di episodi mensili calava di ulteriori due giorni rispetto alla dieta occidentale e il numero di ore di affezione durante un singolo giorno scendeva di 1,7 h.

In quest’ultimo regime alimentare, il rapporto ω-3:ω-6 si attestava attorno a 1:4, un valore già alto, ma che probabilmente, se aumentasse ancora, darebbe risultati ancora migliori. Oggi, lo ricordo, nella nostra alimentazione difficilmente si supera l’1:10. Tuttavia, è da notare che la dieta stilata in questo gruppo è priva di integrazione alimentare: non serve dunque affidarsi alle pillole di ω-3 per raggiungere questi benefici, le quali, tra l’altro, in studi recenti non stanno mostrando gli stessi effetti rispetto a consumare questi grassi direttamente dal cibo.

I risultati ottenuti sono ritenuti dagli autori comparabili a quelli di alcune terapie farmacologiche in uso comunemente, per cui la potenzialità è molto alta.

Di fronte a un disturbo di natura infiammatoria come questo, dunque, modificare il rapporto omega-3/omega-6 sta risultando un metodo efficace per modularne la sintomatologia, garantendo un impatto positivo anche solo grazie a una correzione della propria nutrizione.

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